LA RICERCA SCIENTIFICA APPLICATA
Manifestazioni del Genio Fiorentino Maggio 2008
Palazzo Medici Riccardi Sala di Luca Giordano

Fu verso Aprile del 2008 che, su richiesta di Matteo Renzi, allora Presidente della Provincia di Firenze, accettai di intervenire con una conversazione sulla Ricerca applicata aziendale in occasione della Manifestazione del Genio Fiorentino da lui voluta e da alcuni anni avviata con successo, Chiesi a Francesco Colonna che come giornalista, mi era stato vicino durante il periodo in cui avevo diretto la SMA Segnalamento Marittimo e Aereo, di stimolarmi con qualche domanda e farmi da testimone.
Una sintesi di quello che si disse è contenuta di seguito.
Ovvero
Come accadde che un gruppo di cervelli fece il nido sulla collina di Marignolle
e si fece conoscere nel mondo
Conversazione di Franco Samoggia per il Ciclo del Genio Fiorentino
Palazzo Medici Riccardi Sala di Luca Giordano
Firenze 17 Maggio 2008

Abbiamo scelto Washington come simbolo del mondo all’avanguardia. Non tutti sanno che a Washington ci sono i centri di eccellenza della ricerca elettronica. Per un gruppo di ricercatori elettronici essere guardati da Washington costituisce il massimo dell’apprezzamento.
Ci furono tempi in cui un individuo solitario poteva giungere a scoperte scientifiche straordinarie e rivoluzionarie.
Nei tempi più recenti occorre che gruppi di specialisti si riuniscano per tentare di raggiungere nuovi confini del sapere.
Oggi qui proveremo con alcune lumeggiature a mostrarvi come un gruppo di toscani, quasi tutti fiorentini ebbero a che fare con il “genio locale”.
Le due radici:
Questa storia della Ricerca alla SMA ha due radici, una organizzativa e strutturale ed una scientifico tecnica. Il contenente e il contenuto. Le due radici fanno capo a due uomini:
Contenitore
Lorenzo Fernandes. La sua vita. Firenze 1902. La laurea in chimica 110 e lode. Assistente università di Firenze. Ricerca sull’Elemento 61. La scoperta del Florenzio. La Conferma. La smentita. Lo scaricabarile. Lo scandalo. Varie storie. Abbandono dell’Università. Le Officine Galileo. Le leggi anti ebraiche del 1938. L’emigrazione in Francia. La BBT ed altri e l’esperienza in ottica. Rientro a Firenze. I genitori che stavano male forse la ragione o la scusa. Anche in Francia la situazione era peggiorata. Clandestinità incontri nascosti al Piazzale col figlio e la moglie. La costituzione della SMA in Via Ricasoli, in centro a Firenze il 4 Agosto 1943, in piena emergenza. Lungarno Cellini, la compagine. Poche persone. Avv Bocci. Radio Cora. Si fanno sistemi di illuminazione, fanali e fari. Si arriva al 1948.
Contenuto
Nello Carrara: La sua vita. Firenze 1900. La normale di Pisa. Fermi e Rasetti. L’insegnamento universitario a Pisa. I raggi X. Onde elettromagnetiche e le Microonde con Vallauri il RIEC L’Accademia Navale, Livorno, Brindisi. I radar durante la guerra. La parola Microonde. Contatti con premi Nobel, da Marconi a Compton. Il Centro Microonde. Intervista con la Fallaci. I contatti con la Marelli ed il rifiuto. Si arriva al 1948.
Nel 1948 Carrara e Fernandes si incontrano sul treno che da Firenze va a Roma. Si erano conosciuti fra liceo ed università. L’appoggio ad una struttura di un manipolo di ingegneri, fisici e tecnici dediti alla ricerca principalmente nel settore radar ma non solo. La SMA A lungarno Cellini. Lo spostamento a Marignolle. (1’) Questa conversazione copre il periodo che va appunto dal 1944 (65 anni orsono) al 1984. 40 anni
Occorre subito dire, in tempi come questi, nei quali si parla tanto di ricerca scientifica e non molto si fa, che questa iniziativa combinata fra Fernandes e Carrara nasce invece, già nel 1948, quasi come un moderno gruppo di ricerca scientifica e che un “centro ricerche” o “direzione delle ricerche” che dir si voglia, sarà presente in SMA per tutta la sua vita come un cromosoma fondamentale nel suo dna e rappresenterà in termini di investimenti circa il 15% dei ricavi aziendali con punte che nei momenti d’oro giunsero fino al 30%. Cifre che oggi sembrano fantascientifiche.
Un altro cromosoma fondamentale fu quello che io ho sempre chiamato l’artigianato di alta tecnologia. A Marignolle si facevano solo prodotti su misura, poche unità di prodotto per ogni tipo, quando un prodotto diventava facile e lo facevano anche altri la SMA usciva, si vedrà questo fenomeno negli anni 80 per uno dei suoi prodotti cavallo di battaglia.
La componente artigianale era evidente tanto che fummo invitati a partecipare anche ad una mostra dell’artigianato e poi i montatori alla SMA si chiamavamo montautori perché sempre ci mettevano qualcosa di proprio e gli ingegneri oltre al regolo e al tavolo da disegno volevano il saldatore per farsi e provare i circuiti.
Altro aspetto: all’inizio tutti i collaboratori furono dei precari e durante tutto il periodo di vita della società, oltre l’elevata professionalità, l’entusiasmo e la volontà appartennero al gruppo come altri cromosomi determinanti del successo.
In SMA il nucleo centrale della attività e quindi della ricerca fu il radar e le onde elettromagnetiche. Le prime innovazioni, se non per il mondo, certamente per l’Italia, riguardarono lo speciale skill della società che consisteva nel saper guardare l’acqua, all’inizio il fiume, l’Arno dal tetto della officina in lungarno Cellini costituì il primo banco di prova, e poi il mare. Il mare per il radar è una brutta bestia, sta fermo e si muove e crea rumore di fondo (dal quale va fatto emergere il segnale che individua l’oggetto che si vuol vedere, da una nave fra onde più alte di lei ad una testa di sommozzatore, fino, negli ultimi tempi, ad una chiazza d’olio inquinante e via dicendo.
Le prime esperienze furono fatte con le barchette dei renaioli sull’Arno. Nacquero da lì, negli anni ‘50 le prime conoscenze per il corretto sistema per vedere oggetti nel clutter del mare: Lunghezza d’onda giusta (banda x) e impulsi sottili, corti. Questi allora, con i mezzi di allora, furono gli elementi determinanti.
I radar a quei tempi erano a valvole, non c’erano ancora i transistor, e praticamente non si sapeva ancora cosa voleva dire né stato solido né trattamento del segnale né computer scientifici, né tecnologia digitale. Tutte cose queste che oggi rendono più semplici cose allora complicatissime.
Cominciarono con i radar di navigazione, da quella iniziale sul Po e poi sui grandi fiumi di Europa, in particolare in Germania. Le speciali condizioni di sicurezza in acque ristrette si ottennero con l’utilizzo di due accorgimenti, uno molto particolare ed innovativo nelle antenne, fatte come dicevano allora, a doppio quarto formaggio che separavano, quando ancora non c’erano filtri, i segnali in uscita da quelli in entrata rendendo più nitido il risultato, e la Giraffa, un lungo collo con in vetta l’antenna per vedere vicino. Poi negli anni ’60, verso la metà, arrivarono le prime serie di radar di navigazione per la marina italiana. Erano arrivati i transistor.
Nel primo periodo, siamo fra il 1948 ed il 1960, avvenne un fatto molto importante, il gruppo di ricercatori ed in particolare l’Ingegner Piattelli che ne era il leader incontrastato, concepì e realizzò, in forma di “volontariato”, all’Osservatorio di Arcetri i primi radiotelescopi.
In Italia, Arcetri fu un osservatorio antesignano per la radioastronomia.
Piattelli ed i suoi collaboratori introdussero ad Arcetri la radioastronomia lavorando gratis dalle 18 alle 24, dopo il lavoro alla SMA. Iperprecariato da un lato ma tanto entusiasmo e voglia di conoscere e di fare da l’altro!
Vedi il libro: “La scienza nel quotidiano” articolo di Giancarlo Masini del 1958.
Come per Arcetri, in molti altri casi che vedremo più avanti, quelli del “Gruppo di Marignolle”, furono degli antesignani.
Proviamo ora a guardare il fenomeno della genialità del gruppo di Marignolle da un altro punto di vista. In quello stesso periodo ad un certo momento a Piattelli fu affidata dallo Smithsonian Institute una ricerca particolare. La ricerca riguardava la capacità di ricezione di segnali ad altissima frequenza da una parte all’altra del mondo in particolare da Texas e Perù a Firenze. Gli fu chiesto di trovare un posto adatto per il ricevitore, e lui pensò ad Arcetri perché era impegnato lì, poi Arcetri non si dimostrò luogo adatto per via del “rumore” e Piattelli e i suoi si spostarono con la strumentazione in un casolare sperduto in mezzo al Mugello.
In quel periodo, per la radioastronomia di Arcetri, il gruppo di ricercatori aveva abituali scambi di idee con Giancarlo Masini, giornalista a Il Mattino di Firenze, poi divenuto uno dei giornalisti scientifici più famosi di Italia, il quale volle sapere cosa stavano facendo in Mugello.
Piattelli glielo raccontò: una serie di esperimenti per la ricezione di segnali lontani. Masini gli chiese se poteva servire a qualcosa di diverso e Piattelli rispose che non sapeva cosa loro avessero in mente, non glielo avevano detto, ma lui riteneva che potesse servire a molte cose, per esempio, siccome con queste onde si forma una sorta di strato speciale nell’atmosfera, se per caso fosse stata attraversata da un oggetto, come un missile, avrebbe potuto essere individuato il luogo da dove partiva e dove sarebbe potuto arrivare.
Giancarlo Masini pubblicò pari pari questa ipotesi e successe il finimondo. Piattelli, senza saperlo, aveva capito e inopinatamente svelato quello che gli altri stavano tentando di fare. Tutto questo per conferma di che tipo di cervelli lavoravano sul colle.
E questo fu il primo contatto del nostro gruppo con Washington a cui seguiranno altri.
Occuparsi di radar significava, occuparsi di segnali ed in particolare di onde elettromagnetiche, ma con lo stesso schema mentale ci si può occupare anche di altri tipi di onde e di segnali, come ad esempio gli ultrasuoni.
Nacque così, nei primi anni ’60, il “Pipistrello”, un vero e proprio radar ad ultrasuoni che fu progettato e realizzato per le Ferrovie dello Stato e sperimentato in alcuni passaggi a livello intorno a Firenze.
Maneggiando ultrasuoni, sensori a ultrasuoni, trasduttori ecc. ecc, qualcuno di loro si accorse che si poteva inviare e ricevere segnali dal corpo umano. Non so esattamente come accadde ma qualcuno che fece questi esperimenti e che oggi è qui in sala, mi ha detto che tutti furono meravigliati di come si vedessero bene gli organi interni poggiando il sensore a ultrasuoni sulla superficie del proprio corpo. Lo provarono su se stessi. Avevano fatto senza saperlo le prime prove di ecografia. Furono questi i primi cenni di apparecchiature biomedicali in SMA.
Poi il business base, il radar, riassorbiva le risorse intellettuali e queste cose venivano abbandonate e passavano nel dimenticatoio.
La SMA, ante 1948 si occupava di illuminazione speciale e fra fari e fanali c’erano anche le lampade scialitiche per l’illuminazione delle sale chirurgiche. C’era quindi un passato nel settore biomedicale, ma nel periodo dell’ecografia furono studiati e realizzati in SMA anche i primi strumenti chirurgici con sistema di elettrocoagulazione ...il primo oggetto fu un bisturi che aveva un trasmettitore a radiofrequenza e il corpo del paziente veniva messo a massa e mentre il chirurgo tagliava e lo strumento coagulava ed evitava o riduceva moltissimo il sanguinamento. Adesso è diventato normale in chirurgia. E l’altro oggetto basato sullo stesso principio erano le pinzette emostatiche che sono durate tanto, le facevano solo alla SMA in quel periodo e da Careggi le chiedeva a Piattelli, il Professor Casotti.
Piattelli una volta mandò uno dei suoi migliori collaboratori ad assistere ad un intervento sul cervello, perché sembrava che le pinzette potessero servire anche a curare in qualche misura il morbo di Parkinson toccando con esse in alcuni punti il cervello. Una esperienza incredibile all’epoca.
Me lo ricordo anche io, molti anni dopo, Piattelli che veniva da me a chiedere di produrre un po’ di bisturi e di pinzette, “dottore bisogna farle noi perché non le fa nessuno, non per guadagnarci ma per un fatto umanitario....” metà anni ‘70
E sempre sulla stessa linea, seppur su onde diverse, in quel periodo furono fatte esperienze sugli sbarramenti a raggi infrarossi... molti ricordano le notti passate fuori a vedere se funzionavano... sbarramenti perimetrali... quelli che oggi sono di uso comune per allarmi di intrusioni fin negli appartamenti...
In campo radar in quegli anni, unica eccezione per la SMA, fuori dal suo rapporto privilegiato col mare, furono i radar per il controllo aeroportuale che seguivano i mezzi e gli aeromobili nei loro percorsi a terra. Alcuni furono acquisiti dall’Aeronautica USA per il tramite di una società statunitense, uno fu istallato all’Aeroporto di Orly (Parigi) oltre che a Fiumicino e a Linate.
Fecero anche qualcosa nel campo delle contromisure elettroniche, perché quando ancora non esisteva la Società Elettronica SPA di Filippo Fratalocchi, non c’era nessuno che le facesse. Nè rivelatori, nè disturbatori ne ingannatori. Il terreno era completamente vergine.
In occasione della prima guerra israeliana nel 1966 e 67 il gruppo di Marignolle sviluppò per Israele, su loro richiesta, un apparato, di cui ne furono fatti solo 5 o 6 esemplari. Era uno strumentino a batterie, realizzato con i primi transistor, con una antennina variabile che sentiva il radar che scansionava l’area e si poteva sapere anche in che banda era il radar intercettato, perché si poteva sintonizzare l’antenna sulla lunghezza d’onda. Ed era molto utile sul campo di battaglia per sapere se si era intercettati da un radar e dove il radar si trovava e che tipo di radar era.
A quei tempi’eravamo solo noi della SMA ed in teoria avevamo il know-how e si poteva far tutto o niente. Un po’ di anni dopo entrò l’Elettronica SpA e divennero dominatori assoluti in questo settore.
Insomma una quantità di invenzioni e sperimentazioni che poi non andavano avanti perché erano fuori dal loro business principale ma che hanno avuto sviluppi da altre parti, qualche volta anche indotte ...
Siamo arrivati a questo punto ai primi anni ’70.
Fin dall’inizio la società aveva viaggiato sul filo del rasoio per quanto riguardava l’aspetto finanziario. La scelta del 1948 di mettersi nel settore radaristico era stata una scelta a dir poco coraggiosa tenuto conto dei mezzi di cui la SMA poteva disporre. C’erano più cervelli che soldi e quindi erano state scelte giuste quelle di non disperdersi e concentrarsi sui radar.
A questo proposito, intorno al 1965, la SMA ebbe una vera e propria crisi finanziaria tale che per alcuni mesi fu ritardato il pagamento degli stipendi ai dipendenti.
Poi per fortuna e abilità loro, vennero le due commesse, quella dei radar costieri e, poco dopo, la famosa commessa 1000 che dettero ossigeno alle finanze della Società. Negli anni 1963\1965 ci furono i primi segni di un passaggio importante nella strategia di prodotto della SMA e per il suo reparto Ricerche. Si cominciò a passare dagli apparati ai sistemi, a creare cioè prodotti che avessero una compiutezza in se stessi. Un cambio di cultura aziendale e di mentalità non da poco.
Nacque così un sistema radar in shelter autotrasportati per la sorveglianza costiera che aveva oltre alla caratteristica di essere mobile e di avere una sua compiutezza operativa, di essere dotato di due diversi apparati radar, uno di scoperta lontana di aerei e l’altro di scoperta ravvicinata ad alta definizione in grado addirittura, ai fini della sicurezza delle acque costiere, di vedere lo splash down di eventuali mine lasciate cadere in acqua da aerei ed anche capace di guidare gli addetti allo sminamento nel punto di caduta in mare con un errore praticamente irrilevante. Ne furono venduti 5 alle Forze Armate italiane e dislocati sulla costa adriatica.
Poi ci fu l’evento Sarchiapone. La gente SMA era famosa per dare nomignoli indovinati ai prodotti.
Sarchiapone era l’animale misterioso e fantastico, protagonista di un famoso sketch televisivo di Walter Chiari e Carlo Campanini Divenne l’animale misterioso nato sulla collina di Marignolle che fa veramente da spartiacque fra due periodi della società.
Tutto nacque da una idea ipotesi di un Ufficiale della Marina Italiana, Comandante di una nave e da un suo sottufficiale addetto al radar. In marina un “capo”. Con un radar SMA di tipo standard che avevano a bordo, videro o affermarono di vedere dei segnali anomali ed incomprensibili sul loro video PPI, e la Marina chiese alla SMA di fare un apparato speciale e più focalizzato sulla base delle indicazioni di questo Comandante. Il comandante stesso venne in SMA e ci rimase per mesi a seguire progetto e realizzazione.
L’apparato ottenuto superando difficili problemi tecnici, aveva una potenza di trasmissione molto, molto elevata. Inusuale, una potenza di 1500 kilowatt in banda x contro gli altri radar che al massimo arrivavano a 200. Un faro tra lampadine mignon, tanto che gli USA che lo avevano intercettato in giro per il Mediterraneo chiesero alla nostra Marina cosa stessero facendo. Fu così e le due marine, Italiana ed US, si misero d’accordo di seguire insieme l’evoluzione di questa ipotesi di lavoro.
Alla SMA arrivò anche una delegazione Statunitense con i più grandi esperti di radar ed ovviamente i loro esperti di sicurezza. Anche gli americani ordinarono alla SMA un certo numero di apparati, alcuni furono inviati in Atlantico su loro navi altri in Italia sulla costa tirrena e su navi.
La SMA aprì una commessa molto grande e ricca: la famosa commessa 1000.
Era veramente il millesimo ordine ricevuto dalla Società dall’inizio della sua vita.
Il ruolo della SMA fu quello di costruire gli apparati e di costruirli nella maniera migliore per soddisfare i requisiti che venivano richiesti dalle due marine.
Terminata la costruzione degli apparati che dovevano svolgere attività alle quali erano addetti solamente esperti delle due marine, a parte l’Assistenza tecnica la società non fu più coinvolta ed il Sarchiapone non frequentò più gli ambienti di Marignolle.
E accadde però che il gruppo di Marignolle ebbe un terzo contatto ravvicinato con gli Stati Uniti. Altri seguiranno negli anni.
La proprietà della SMA nel 1972, in modo lungimirante decise di far entrare nuovi Soci finanziariamente forti.
I Soci Fondatori e i nuovi azionisti misero dentro l’azienda una persona che realizzò alcuni cambiamenti strategici ed organizzativi fondamentali.
Dalla introduzione di sistemi di pianificazione e controllo, alla creazione di una struttura organizzativa dinamica ed alla definizione dei ruoli e dei compiti delle persone. Qui ci fu di aiuto un consulente, il Dottor Guerrino Fuschi, specialista in psicologia industriale che ci aiutò molto sia nella selezione del numerosissimo e qualificato personale sia nella identificazione di corrette modalità di gestione degli uomini) alla impostazione di una gestione finanziaria corretta e coerente con lo sviluppo, alla introduzione di nuovi metodi per la determinazione dei prezzi, alla maggiore espansione delle vendite all’estero, all’incanalamento del forte spirito di corpo aziendale esistente armonizzandolo su linee di forza miranti al profitto, “tutti dobbiamo tirare la fune nello stesso verso ed allora la barca va” e molte altre cose tutte orientate nella stessa direzione dei risultati.
Le società che guadagnano molto, possono fare molti investimenti e molta ricerca e danno serenità a coloro che ci lavorano.
La ricerca, come le nozze non si fanno coi fichi secchi! “Senza lilleri un si lallera” per dirla proprio in fiorentino. In più un ricercatore, più di altri dipendenti ha bisogno di tranquillità e di larghi orizzonti.
È necessario introdurre qui alcune considerazioni e riflessioni sul tema della Ricerca Applicata in particolare nelle industrie: La prima considerazione è che per tutte le attività che si svolgono in una industria esistono modalità più o meno perfette per misurare efficienza ed efficacia, questo non è possibile per la ricerca: non si possono mettere contatori ai cervelli e misurare l’intensità del pensiero a questo fine.
Nello Carrara che di Ricerca se ne intendeva sotto ogni profilo sosteneva che se alla fine di una ricerca non hai trovato qualcosa da produrre e da vendere hai buttato via il denaro!” E questa dichiarazione mi fa venire in mente un aneddoto di un famoso pittore della Scuola Labronica che fu invitato da un giovane pittore a giudicare la sua opera. “Condotto nello studio davanti al quadro disse al Maestro questo è il risultato della mia prima ricerca, e poi continuando la visita disse e questo è il risultato della mia seconde ricerca e davanti al successivo e questo è il risultato della mia terza ricerca e il vecchio maestro lo fermò dicendo in schietto livornese: ricercare va bene ma ogni tanto qualcosa bisogna trovare! E voltatosi se ne andò.
Già nel 1973 si dette un nuovo assetto organizzativo al Reparto Ricerche enucleandolo dalla Direzione Industriale dotandolo della sua piena autonomia sotto la guida di Maurizio Piattelli e di adeguate risorse (una ventina fra ingegneri e tecnici e conseguenti fondi). Si formò cosi quello che definimmo un drappello di Cavalleggeri, che dalla loro Area Studi, potevano spaziare dovunque rimanendo però, come le Legioni Romane, fuor dei confini dell’Urbe.
E così accadde negli anni successivi si costruì un razionalissimo e bellissimo edificio che accolse tutte le aree operative aziendali.
Per chi lavora in alta tecnologia e per chi fa ricerca e sviluppo alle frontiere della conoscenza è anche determinante oltre ad una sagace organizzazione, lavorare in ambienti non solo razionali ma anche gradevoli, e così era la SMA a Marignolle già alla metà degli anni 70.
Tutte le culture, tutte le civiltà hanno un periodo d’oro, un rinascimento. La SMA ebbe il suo nel decennio 1974 1984. Una serie di positive concomitanze. Molto giovò una Ricerca flessibile, mirata e coordinata da un uomo eccezionale
Un momento magico. Un’isola felice.
Gli uomini della ricerca ebbero mezzi adeguati e tutti lavorarono in serenità. E furono fatte cose egregie. La tecnologia avanzava a passi così veloci che era difficile starle dietro, ma questo però offrì opportunità interessanti. In particolare ci fu la rivoluzione della “miniaturizzazione” e del “digitale”. I radar cominciarono ad usare sempre più componenti digitali che rispetto a quelli analogici avevano il vantaggio di un più efficace e sofisticato trattamento dei segnali e componenti sempre più piccoli allo stato solido che avevano il vantaggio di ridurre pesi ed ingombri e, cosa fondamentale, i guasti.
Poi scesero sempre più le lunghezze d’onda impiegabili fino a pervenire alle onde millimetriche della banda K rispetto alle centimetriche della banda x.
Vennero riprese e perfezionate o completate negli anni ‘70 esperienze importanti avviate negli anni ‘60, come la radiometria a microonde per la quale insieme all’Università di Firenze, con la quale si lavorava molto, fu realizzato un radiometro, un sensore passivo, con il quale potevano essere detectati metalli occultati. Accadde infatti che durante le prove fatte dalla postazione fissa sulla terrazza di Villa San Martino, nel guardare una folta siepe si scoprì che al suo interno c’era una rete metallica arrugginita da decenni, di cui nessuno più sapeva l’esistenza.
Nello stesso periodo, si accertò che questo tipo di sensore era anche molto adatto per funzioni di remote sensing e l’apparato fu fatto volare su un piccolo aereo a titolo sperimentale, e si verificò la capacità di misurare, sorvolando il terreno, le condizioni vegetative di culture agricole.
Un altro segmento di attività importante, studiato dalla SMA in quel periodo, fu il fenomeno del “ducting”. Era stato scoperto che i segnali radar, che nelle condizioni normali hanno l’orizzonte come limite di portata, se emessi a sfiorare la superficie del mare invece di seguire la normale linea retta seguivano la curvatura della terra e quindi potevano vedere minacce molto più lontane. Alcuni dei radar ritornati dalle esperienze Sarchiapone furono istallati lungo le coste italiane come sistemi di allerta lontana.
Un collaboratore dell’ingegner Piattelli, silenzioso e fedelissimo fin dal primissimo periodo di vita del Centro Microonde, fu il professor Pietro Lombardini che dette apporti significativi a vari progetti. In quel periodo, fine degli anni 70, studiò la possibilità di usare il radar in una forma particolare per rilevare l’inquinamento del mare da chiazze oleose: il progetto “Ondine”.
Fu anche il momento iniziale di un radar meteorologico che poi trovò compimento negli anni successivi
Un diverso tipo di evoluzione della ricerca e sviluppo che risultò fondamentale per la vita della Società si volse all’impiego più articolato dei radar di navigazione che a questo fine subirono forti cambiamenti sia tecnologici, che tecnici ed applicativi.
Questa evoluzione del radar di navigazione, che era stato il cavallo di battaglia della SMA fin dalla sua nascita, si rese necessaria proprio perchè in questo periodo, specialmente per navi piccole come le vedette della Guardia di Finanza, vennero fuori alcuni concorrenti a basso prezzo con livelli qualitativi diversi e, da parte di quelli del colle, per non lasciare completamente un campo che era ancora interessante, ci si orientò verso applicazioni più specializzate e sofisticate.
Il più rilevante esempio fu la trasformazione dell’apparato dalla versione navale in una versione avionica da montare sugli elicotteri della Marina Militare specializzati per guardare il mare. Fu infatti completamente riprogettato il nostro 3RM20 per renderlo idoneo ad essere installato su elicotteri.
Le logiche di un apparato avionico e le norme di qualità sono molto diverse da quello navale. Prima di tutto deve essere leggero, la leggerezza è un elemento base ma non il solo.
Una successiva evoluzione sempre per il radar di navigazione fu la versione per aliscafi dove le caratteristiche erano quelle necessarie per un mezzo che è un po’ aereo ed un po’ nave. Furono istallati prima sugli aliscafi di progettazione Boeing della Marina Italiana e poi, accadde che ce li chiesero anche gli amici americani per gli aliscafi della US Navy che sempre della Boeing erano però i fratelli maggiori dei nostri. E così il cavallo di battaglia della prima SMA evoluto per fasi successive venne adottato ed omologato dalla marina Statunitense. E fu il quarto contatto con Washington, in realtà con Seattle dove ha sede la Boeing.
Un altro importante contatto USA, e che vide una ulteriore evoluzione del radar di navigazione, fu quando, in una versione portuale , ci furono ordinati dei radar per intercettare in mare le calottine dei sommozzatori, radar che furono sperimentati sulle coste della Florida. Tenuto conto che per vedere una testa di uomo fra le onde occorre un radar ad altissima definizione ma anche uno speciale sistema per evidenziarla e i ricercatori della SMA trovarono una soluzione brillantissima usando dei tubi catodici a luce nera che per la loro particolare struttura evidenziavano, in modo eccellente, la testina di un sommozzatore distinguendola dalle onde del mare.
Ed ancora, per la partecipata Selesmar, fu progettato un radar di navigazione ed un sistema di anticollisione fortemente innovativi. La Selesmar aveva origine da un ramo di azienda della Selenia trasformato in società, che era stato acquistato da SMA per entrare nel mercato delle navi mercantili.
Ci fu infine una evoluzione anche per il radar di scoperta navale imbarcato su navi. Fu “inventata” una modalità per utilizzare la stessa antenna e lo stesso apparato in contemporanea sia per la scoperta navale sia per la scoperta aerea. Da noi all’interno fu chiamato “Radar dei Poveri” ma in realtà, per navi di medie dimensioni, rappresentava un alleggerimento sull’albero, meno ingombro in sala operativa e un bel risparmio di costi.
Ultimo ma non ultimo, l’aggiornamento della versione per sommergibili del radar di navigazione e scoperta; un apparato estremamente complesso, realizzato in collaborazione con la società Riva Calzoni. Ciò che in un sommergibile avviene per il periscopio che, con la nave immersa poco sotto la superficie, viene alzato fuori dall’acqua per vedere, così doveva avvenire anche per l’antenna radar che però aveva ingombri e complessità assai superiori.
Ne furono venduti un certo numero di esemplari, alcuni se ricordo bene anche all’estero.
Ma nel periodo fine anni 70 primi 80, partendo dalla esperienza del radar di sorveglianza costiera degli anni ’60, l’attività della SMA si rivolse, come già detto, alla integrazione di sistemi che avevano come cuore il radar.
Il cambiamento fu anche aiutato dal fatto che nel 1976 la SMA acquistò una partecipazione in una società di Ingegneria di Sistemi, la Datamat di Roma.
Accennerò solo ad alcuni di questi sistemi descrivendoli per sommi capi.
Innanzitutto i sistemi di navigazione e tracciamento per cacciamine.
Questi sistemi erano molto complessi perché occorreva ritornare sul punto dove le mine erano state scoperte, e fare questo con la precisione occorrente era impresa difficile e complessa.
Inoltre i cacciamine furono le prime navi in vetroresina, un materiale non conduttore a differenza dell’acciaio con implicazioni complesse di elettromagnetismo e di messa a terra degli apparati elettrici quali i radar ed altri.
Il sistema di scoperta e di tiro antiaereo e a bassa quota destinato al carro Otomatic dell’Otomelara. Anche questo fu un sistema che usciva dallo skill “mare” tipico della SMA e, istallato su un mobile a terra, doveva svolgere funzioni di guida del tiro e di scoperta aerea ad alta e bassissima quota.
Il sistema di appontaggio per piccole portaerei che fu venduto alla Marina Argentina e che rappresentò una vera e propria sfida sia per la complessità del sistema sia per la distanza dell’utilizzatore.
Ancora una volta, nella prima metà degli anni 80, una sfida in un settore abbastanza al di fuori del business centrale della società, in collaborazione con la società Elettronica di Roma, fu il sistema di ipertermia. Siamo ancora una volta nel settore delle applicazioni biomedicali. La parte di Elettronica fu il segmento a infrarossi per la misura delle temperature superficiali del corpo unano e la Sma aveva il segmento a microonde per la misura di temperature interne del corpo umano in maniera non intrusiva e la focalizzazione, sempre all’interno di alte temperature in frazioni millimetriche di tessuto.
Il sistema di guida del tiro per l’aereo AMX progettato e realizzato con una collaborazione internazionale che vide all’inizio la Emerson Electronic di Saint Louis e al termine la Tecnasa (Pavan e Rossi) di Sao Josè dos Campos in Brasile per la destinazione Aeronautica Brasiliana.
A questo proposito numerose sono state ed importanti le collaborazioni con industrie statunitensi (oltre alla Emerson cito solo la Dynell Electronics e la LEF che per un certo periodo fu anche azionista della SMA) ed anche la società canadese Light di Ottawa con la quale instaurammo anche un rapporto di joint venture per creare un local benefit richiesto dalla Marina CanadeseI.
Un caso unico è costituito dal sistema INTRA, un sistema a bordo delle navi di scoperta e guida oltre l’orizzonte realizzato con l’appoggio di un elicottero. La particolare caratteristica è che le attività di questo sistema furono illustrate ad una marina straniera la quale decise di finanziarne la ricerca e lo sviluppo. Caso più unico che raro in questo settore dove non una ricerca di un nuovo sistema ma nemmeno un prodotto finito si riesce a vendere all’estero se non è stato prima adottato nel paese di origine..
Lasciato per ultimo anche se non ultimo, anzi primo nel tempo e per importanza, il grande sistema missilistico a cominciare dalle grandi consolles di rappresentazione dei dati e di comando, cosa più prestigiosa di tutte il radar di guida.
Per il sistema missilistico Teseo della OTO Melara la SMA progetta e realizza in tempi ristrettissimi ed a livelli qualitativi di eccellenza e contro le aspettative negative dei principali concorrenti europei, tutta la struttura elettronica del sistema, dai radar di scoperta al tracciamento del bersaglio e guida del missile.
La Elettronica di Roma, superspecializzata in contromisure elettroniche non riuscì a trovare il modo per disturbare questo radar. La cosa si riseppe ed ancora una volta gli USA si avvicinarono a quelli del colle per saperne di più e per capire come fare.
Ma questo accadde dopo il 1984, fuori dai confini di tempo che mi sono imposto per questa nostra conversazione.
A parte i contatti con gli USA, i prodotti e i sistemi della SMA avevano raggiunto decine di stati esteri, oltre un centinaio se si considera anche la partecipata Selesmar.
Una notazione finale. La SMA nel corso degli anni ottanta aveva raggiunto una notorietà molto elevata anche in paesi esteri fra i più lontani ed improbabili ma anche al centro di Firenze. Solo a titolo di esempio racconto due episodi per finire. Una mattina in Piazza Signoria con Lando Conti e con il Sindaco Elio Gabbuggiani stavamo prendendo un caffè e parlavamo delle realizzazione delle Nuove aree operative della società quando il Sindaco si interruppe e mi chiese, dato che dovevano rifare il lastricato di Piazza Signoria, se sarebbe stato possibile vedere cosa c’era sotto terra prima di cominciare a scavare. Purtroppo a quei tempi la tecnologia non lo consentiva, se lo avesse chiesto oggi forse per un paio di metri sotto la superficie si potrebbe avere un’idea di cosa c’è.
L’altro caso fu quello di una delegazione delle Corea del Sud che ci venne a trovare per sentire se potevamo aiutarli ad individuare i punti del loro confine con la Nord Corea dove i loro nemici realizzavano attraversamenti sotterranei e penetravano sotto il loro territorio per chilometri e chilometri con delle specie di autostrade. Anche per loro, a quei tempi dovemmo dare risposta negativa. Questo però dimostra che quelli del Gruppo di Marignolle erano ovunque percepiti come ricercatori ai confini della tecnica e della tecnologia del loro tempo.
E ancora ecco due sogni rimasti nel cassetto, anche se non proprio:
Il Mafius è stato un progetto degli anni 1975-76 in collaborazione con i Cantieri Navaltecnica di Messina della famiglia Rodriquez.
La sigla M.A.F.I.U.S., per verità poco indovinata anche se ai partner siciliani piaceva molto, era l’acronimo di Missile Armed Fast Italian Unsinkable Ship.
Si trattava di utilizzare un aliscafo di serie prodotto da anni dai Cantieri per usi civili, del quale navigavano in giro per il mondo decine di esemplari e quindi altamente affidabile, e di armarlo con missili Otomat e con un cannone OTO Melara 76. Era provvisto di un sistema di navigazione, di scoperta e di tiro, realizzato dalla S.M.A.
Era stato appurato che “in volo” superava indenne le aree minate.
Pur consci di partire con un handicap in quanto la MMI aveva già scelto e in parte realizzato gli aliscafi Boeing, decidemmo di proseguir offrendolo solo a Marine Militari straniere, ma non riuscimmo e rinunciammo. Oggi dico che non avemmo abbastanza fiducia e abbastanza coraggio.
Su una idea di Maurizio Piattelli, nata dalla considerazione che l’area più scoperta di una nave, sia da sensori di avvistamento sia da armi di difesa, risulti essere la verticale, nacque il progetto Stiletto che come tutti quelli del nostro ingegnere aveva il pregio della concretezza e della elevata fattibilità.
Piattelli, Corsello e il sottoscritto nell’aprile del 1981 ci recammo a Roma per un incontro con la società SNIA, nota produttrice di razzi. Insieme a Ezio Svizzeretto, Amministratore Delegato, e a due specialisti, Claudio Stolfi e Paolo Laurenzio, valutammo l’idea, i primi lineamenti di progetto e la fattibilità, utilizzando uno dei razzi di loro produzione.
L’idea, in sintesi, era di munire un loro razzo Firos 125 di una minuscola ma speciale testa di guida radar che dopo il lancio nella direzione del bersaglio raggiungesse la quota di circa 15000 metri, il razzo avrebbe ricevuto il comando di navigare orizzontalmente fino a trovarsi nel cono al di sopra del bersaglio e lì avrebbe ricevuto un altro comando per porsi in assetto verticale. Il radar di guida avrebbe rilevato l’elemento più elevato leggibile al di sopra della superficie del mare, e lo avrebbe condotto a colpire il bersaglio.
In un arco di pochi mesi venne realizzato un prototipo che fu tenuto in una saletta riservata alla S.M.A. e mostrato solo a pochi potenziali clienti oltre che ad importanti rappresentanti della Marina Militare Italiana fra i quali l’Ammiraglio direttore generale di Navalcostarmi.
I ritorni che avemmo furono discordanti e anche se la Agusta si dimostrò interessata, quello che ci indusse a non procedere fu l’atteggiamento di Stefanini e Ricci dell’OTO Melara. Quando lo presentammo a loro, praticamente finito, alla metà di novembre 1982, avemmo la netta sensazione che temessero una concorrenza, sia pure indiretta, ed io aggiungo improbabile, con il Teseo. D’altra parte come SMA non potevamo correre alcun rischio con un cliente così importante, e con un grande contratto in corso con loro, con prospettive molto significative e concrete. Lo Stiletto non fu visto da loro come un sistema complementare ma come un concorrente e decidemmo di non rischiare e il progetto rimase tale.
Lasciatemi concludere però ricordando che la SMA curò anche alcune pubblicazioni scientifiche importanti, in primo luogo la rivista Microonde che nei dieci numeri usciti contiene articoli di autori di notevole fama e di rilevante valore scientifico\tecnico, da Scolnik a Carrara.
Oltre alla rivista furono pubblicati due libri, uno dell’ingegner Sergio Bertini, “Introduzione alla tecnica radar” ed uno del dottor Maurzio Cellini su “Tecniche Analogiche” che avrebbero dovuto essere i primi di una collana che invece ahimè! si interruppe.
Su richiesta del Professor Giuseppe Tagliaferri dell’Osservatorio di Arcetri, la SMA contribuì alla stampa della edizione critica del Tractatus Sphaerae di Andalò Negro.
La forza della SMA, come dice l’ingegner Bertini, suo direttore industriale, nel suo libro “Uomini e tecnologie” è sempre stata la ricerca e lo sviluppo, la capacità di generare prodotti e di dominare le tecnologie.
La SMA di Firenze è stata per il mondo un esempio di industria, più che di industria io sostengo di eccelso artigianato ad alta tecnologia, di altissima qualità quasi unico ed irripetibile.
Ma La SMA non è stata solo un luogo di creazione di idee, di tecnologie, di prodotti ed una seminatrice di stimoli per numerose analoghe iniziative, è stata anche un punto di riferimento culturale nel campo dei radar e delle tecniche collegate e principalmente nell’organizzazione e nella gestione aziendale per aver introdotto per prima, almeno a livello nazionale, modelli e processi di avanguardia. Alla base di tutto questo c’è si alta professionalità ma anche e principalmente tantissimo entusiasmo e fortissima volontà di scalare le cime.
Fine di questo pezzo di storia Con l’uscita del Samoggia si affievoliscono anche i miei contatti con il mondo della SMA.
Si ringraziano tutti i presenti per l’attenzione e la pazienza